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Mutui. Con il rialzo dello spread risalgono i tassi

Il conto del caro-spread inizia a farsi sentire sui nuovi Mutui chiesti in banca, sebbene i parametri europei a cui sono legati i finanziamenti per l'acquisto di casa godano ancora della bonaccia garantita dalla Bce e dalla sua presenza sul mercato (Euribor a 3 mesi -0,32). Eppure, qualcosa nei meccanismi delle banche inizia a muoversi.

A certificarlo è l’ Abi, l'associazione delle banche italiane, che nel suo rapporto di novembre segnala come (nel mese di ottobre) "il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni è risultato pari a 1,87% (1,80% a settembre 2018, 5,72% a fine 2007)", dopo aver annotato che "si registra un incremento dei tassi di interesse sulle nuove operazioni di finanziamento, risentendo dell'aumento dello spread nei rendimenti dei titoli sovrani".

Il peggioramento delle condizioni non deve allarmare tutti indistintamente: chi ha già un mutuo in essere a tasso fisso - come la maggior parte di quelli accesi negli ultimi tempi - è al riparo dalle oscillazioni. Quelli legati invece al tasso variabile si devono preoccupare dell'Euribor e non dello spread tra Btp e Bund, quindi scrutare nelle intenzioni della Bce (l'Euribor riflette le aspettative sui tassi d'interesse) più che il grafico dei titoli di Stato. Ma il discorso è diverso per i nuovi finanziamenti, che vengono costruiti con una voce legata allo 'spread' applicato dalle banche sul costo del finanziamento stesso e che riflette il caro della raccolta che si accompagna all'aumento del differenziale tra titoli di Stato.

Per quanto riguarda la dinamica dei prestiti, l'Abi ha censito ancora una crescita annua dell'1,9%, e - sulla base degli ultimi dati relativi a settembre 2018 - conferma la crescita del mercato dei mutui. L'ammontare totale dei mutui in essere delle famiglie registra una variazione positiva di +2,3% su base annua.

Per la qualità del credito in pancia alle banche, "le sofferenze nette (cioè al netto delle svalutazioni e accantonamenti già effettuati dalle banche con proprie risorse) a settembre 2018 si sono attestate a 39,8 miliardi di euro; un valore inferiore rispetto ai 40,5 miliardi del mese precedente e in forte calo, -47 miliardi, rispetto al dato di dicembre 2016 (86,8 miliardi). In 21 mesi si sono quindi ridotte di oltre il 54%. Rispetto al livello massimo delle sofferenze nette raggiunto a novembre 2015 (88,8 miliardi), la riduzione è di 49 miliardi, oltre il 55%".